Formazione sull’AI in azienda: cosa chiede davvero l’art. 4 dell’AI Act dopo il 27 luglio 2026

Di Federico De Lisi, laurea magistrale in Business Economics and Management (LIUC)Pubblicato il 4 min di lettura

In breve. Se in azienda qualcuno usa strumenti di intelligenza artificiale per lavoro, anche solo ChatGPT o Claude per scrivere un testo, l’articolo 4 dell’AI Act chiede di adottare misure per sviluppare le competenze sull’IA di chi li usa. Dal 27 luglio 2026, con il Regolamento (UE) 2026/1744, il testo precisa che non serve garantire un livello specifico di competenza per nessuna persona. Non serve un certificato: serve poter mostrare cosa si è fatto.

Cosa dice oggi l’articolo 4

L’articolo 4 del Regolamento (UE) 2024/1689, l’AI Act, riguarda l’«alfabetizzazione in materia di IA», cioè le competenze per usare l’intelligenza artificiale in modo consapevole. Nella versione in vigore dal 27 luglio 2026 ha tre paragrafi.

  1. Fornitori e deployer di sistemi di IA adottano misure per sostenere lo sviluppo delle competenze sull’IA del proprio personale e delle altre persone che usano quei sistemi per loro conto. Le misure tengono conto di conoscenze tecniche, esperienza, istruzione e formazione delle persone, del contesto in cui i sistemi sono usati e delle persone su cui vengono usati. L’obbligo, dice il testo, «non impone ai fornitori o ai deployer di garantire un livello specifico» di alfabetizzazione per alcuna persona.
  2. Commissione europea e Stati membri sostengono chi deve rispettare l’obbligo, in particolare le PMI. La Commissione pubblica esempi pratici su come farlo sul portale unico di informazione dell’AI Act, l’AI Act Service Desk.
  3. Il consiglio per l’IA (AI Board) adotta raccomandazioni per promuovere queste competenze, anche fissando obiettivi comuni.

Il «deployer» è chi usa un sistema di IA nella propria attività professionale. Un’azienda che fa usare Copilot, Gemini, ChatGPT o Claude al personale rientra in questa figura.

Cosa è cambiato il 27 luglio 2026

L’obbligo dell’articolo 4 si applica dal 2 febbraio 2025. Il Regolamento (UE) 2026/1744, noto come «Omnibus digitale sull’IA», lo ha riscritto con effetto dal 27 luglio 2026. La versione originale chiedeva di garantire, nella misura del possibile, un certo livello di competenze. Quella nuova chiede di sostenerne lo sviluppo e chiarisce che non va garantito un livello specifico per ciascuna persona.

Secondo le domande e risposte della Commissione europea, l’obbligo resta in capo a fornitori e deployer. Chi usa sistemi di IA ad alto rischio deve comunque formare il personale che ne assicura la sorveglianza umana.

Chi riguarda in una PMI

Riguarda il personale che usa gli strumenti di IA e anche le persone che li usano per conto dell’azienda. La Commissione cita come esempi un collaboratore esterno, un fornitore di servizi, un cliente.

La Commissione risponde anche a un caso molto comune: un’azienda i cui dipendenti usano ChatGPT per scrivere testi pubblicitari o tradurre. Secondo la Commissione rientra nell’obbligo, e il personale va informato dei rischi specifici, per esempio le «allucinazioni», cioè risposte false ma scritte in modo convincente.

Cosa non chiede

  • Nessun certificato. Secondo la Commissione non serve un certificato: l’azienda può tenere un registro interno delle attività di formazione e delle altre iniziative di orientamento.
  • Nessun test obbligatorio. L’articolo 4 non obbliga a misurare le conoscenze del personale.
  • Nessun formato unico. Non esiste un percorso uguale per tutti e non c’è un corso obbligatorio prestabilito. La Commissione precisa però che far leggere al personale le istruzioni d’uso degli strumenti, da solo, in molti casi non basta.

Da dove partire: cinque passi

Le domande e risposte della Commissione indicano alcuni punti minimi da considerare. Tradotti nel lavoro di una PMI:

  1. Fai l’inventario. Quali strumenti di IA si usano, chi li usa, per quali attività e con quali account.
  2. Chiarisci il ruolo dell’azienda. Nella maggior parte delle PMI l’azienda usa sistemi sviluppati da altri, quindi è deployer.
  3. Valuta i rischi per attività. Cosa deve sapere chi usa quello strumento: quali dati non inserire, come verificare le risposte, dove un errore pesa di più.
  4. Forma per gruppi, sui compiti reali. Chi scrive offerte, chi gestisce pratiche amministrative e chi lavora in produzione hanno bisogni diversi: il testo dell’articolo chiede di tenere conto di conoscenze, esperienza e contesto.
  5. Tieni traccia. Date, contenuti, partecipanti, materiali e regole d’uso adottate: è il registro interno di cui parla la Commissione.

Per prendere spunto, la Commissione mantiene anche un archivio di pratiche di alfabetizzazione adottate da altre organizzazioni. Copiarle non garantisce di per sé il rispetto dell’articolo 4: il contesto di ciascuna azienda resta decisivo.

Chi controlla

La vigilanza sull’articolo 4 spetta alle autorità nazionali di vigilanza del mercato. Secondo la Commissione, iniziano a vigilare e far rispettare le regole dal 2 agosto 2026, con un approccio proporzionato al singolo caso.

Per gli studi professionali

In Italia la legge 132/2025 aggiunge un obbligo per le professioni intellettuali. L’articolo 13 chiede al professionista che usa sistemi di IA di comunicarlo al cliente, con un linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo. Per uno studio, quindi, la formazione va di pari passo con un’informativa ai clienti.

Questo articolo è un’informazione generale aggiornata alla data indicata, non un parere legale.

Fonti

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